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Best things to do in Somma Vesuviana

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Point of Interest
“A Somma Vesuviana, nei pressi di Starza della Regina, si trova una villa, che, per la maestosità dei resti portati alla luce, si è ritenuto erroneamente che fosse appartenuta all’imperatore Augusto (morto presso Nola nel 14 d.C.) da cui il nome Villa Augustea. Al contrario, le strutture finora messe in luce sembrano indicare la presenza di un intero insediamento urbano di notevole prestigio e di grande qualità architettonica. Altro gioiello di Somma Vesuviana è il complesso monumentale di Santa Maria del Pozzo, che, grazie all’ultimo intervento di restauro, è stato restituito alla collettività in tutto il suo splendore. Il “viaggio”esplorativo parte dal “pozzo”di epoca romana, passando per la sotterranea chiesa angioina, per poi concludersi nel luminoso chiostro del convento cinquecentesco. Scheda della visita La Villa Augustea costituisce una delle più rilevanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni. La storia degli scavi risale agli anni '30 del secolo scorso, quando, in località Starza della Regina, un contadino scoprì per caso il portico d’accesso all’antica villa. Le prime esplorazioni portarono alla luce interessanti reperti di una villa romana, costruita del II sec. d. c. e seppellita per oltre la metà della sua altezza dall'eruzione del Vesuvio del 6 novembre 472 d.C. (la cosiddetta eruzione di Pollena): a causa della mancanza di fondi non fu però possibile andare avanti con gli scavi. Solo nel 2002, grazie ad un progetto di ricerca tra l’Università di Tokyo (prof. Masanori Aoyagi), l’Università Suor Orsola Benincasa (prof. Antonio De Simone) e la Soprintendenza per i Beni archeologici di Napoli, si è dato il via in maniera sistematica agli scavi. Considerando la monumentalità dell’edificio e la sua ubicazione nell’antico territorio di Nola si ipotizza che la villa potesse essere la residenza dove morì l’imperatore Ottaviano Augusto, da cui il nome "Villa Augustea". Per procedere celermente con i lavori di scavo e di recupero dell’opera i Giapponesi acquistarono addirittura il terreno: a maggio del 2015 per espressa volontà dell’dell’Agenzia degli Affari Culturali del Giappone il sito archeologico di Somma Vesuviana è stato donato alla Soprintendenza Archeologica della Campania. Dal 2002 ogni primavera/estate i Nipponici effettuano una campagna di scavi e rilievi, che sta riportando alla luce nuovi ambienti: addirittura gli esperti ipotizzano che, celata dai sedimenti lavici, possa esserci ben più di una villa, un intero insediamento urbano. Tra la fine del IV e l'inizio del V secolo d.C. il sito perse la sua originaria funzione di rappresentanza e fu destinato alla produzione agricola e alla produzione del vino, come testimoniato dal ritrovamento di una cella vinaria con 14 dolia infissi nel terreno. Nel corso di questi anni di scavo, sono state rinvenute due statue, una di una donna con abito greco (la peplofora), l'altra, ricomposta da più frammenti, del dio Dioniso/Bacco con il capo coronato d'edera e un cucciolo di pantera in braccio: entrambe le statue sono ora custodite nel museo storico archeologico di Nola. Durante le campagne di scavo degli ultimi 3 anni (2015-2017) sono stati riportati alla luce: i resti di muri di un edificio forse costruito prima dell’eruzione del 79 d.C., un muro affrescato, un altro settore della cella vinaria, un frammento di statua femminile, una parte di una grande cisterna, tracce di coltivazioni. L’eruzione del Vesuvio del 472 d.c. avvenuta quattro secoli dopo quella che seppellì Pompei, fu devastante e le sue ceneri raggiunsero Costantinopoli. Una moltitudine di napoletani si radunò alle catacombe, intorno alla tomba di San Gennaro, chiedendo di salvare Napoli. Questo fu il suo primo miracolo. Sebbene i dati finora acquisiti non supportino l’ipotesi che questa sia la villa di Augusto la ricchezza ed unicità dei reperti aiutano a capire molto della Campania antica fino alla data tradizionale della fine dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.). Il complesso monumentale di Santa Maria del Pozzo sorge sulle antiche strutture della chiesa inferiore, fatta costruire da re Roberto d'Angiò nel 1333 sull'originaria cripta sotterranea di origine pagana. La leggenda vuole che Giovannad’Angi , bella e intrigante nobildonna, vissuta a Somma Vesuviana e divenuta regina di Napoli nel 1414, con il nome di Giovanna II, ebbe numerosi amanti di cui si disfaceva facendoli sparire in mortali trabocchetti utilizzando una fitta rete di cunicoli sotterranei a cui si accedeva proprio dalla cripta. Nel 1488 un'alluvione causò gravi danni alla chiesa che rimase sepolta sotto fango e pietre. Fu la regina Giovanna III d'Aragona, nei primi anni del XVI secolo, a volere la costruzione di una nuova chiesa con annesso convento sopra quella più antica, che non fu però demolita, bensì impiegata quale cimitero per le famiglie gentilizie. All'inizio del XVII secolo l'interno del complesso subì numerose trasformazioni e le originarie linee gotiche furono coperte nel '700 con pesanti sovrastrutture barocche, fatte poi demolire nel Novecento nel corso di uno sprovveduto tentativo di ripristinare le linee originarie. Un recente restauro del complesso ha riportato alla luce preziosi affreschi del '300 e dei secoli successivi finora occultati: al XIV secolo risalgono gli apostoli con aureola a rilievo attornianti la Madonna Incoronata con il Figlio Pantocratore, mentre al XV secolo risalgono gli affreschi del pozzo romano: si tratta di due sante, Sant'Orsola e Santa Caterina, una Madonna con bambino e San Pietro. Infine al XVI secolo vengono fatti risalire gli affreschi rappresentanti San Giovanni Apostolo ed Evangelista e San Michele Arcangelo armato. Infine un cenno alle eccellenze gastronomiche di Somma Vesuviana, che, sorgendo nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, deve al suo fertilissimo terreno la produzione di varie prelibatezze, come i pomodorini del piennolo, le albicocche (crisommole) e l'uva (catalanesca), da cui si ricava un ottimo vino da tavola. Quest'ultimo accompagna numerose ricette, in particolare di baccalà e di stoccafisso, che già a partire dal 1500 sono diventati protagonisti incontrastati della gastronomia sommese grazie ad un filo diretto che collega le pendici del Vesuvio all'Europa del Nord (Islanda e isole Lofoten-Norvegia). ”
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Store
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Neighborhood
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Museum
“It contains about 3000 objects, tools, and artifacts taken from the area of Vesuvius and the province of Naples, referred to a historical period before the introduction of farm machinery.”
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Liquor Store
“Finissimo winbar raggiungibile in macchina in Somma Vesuviana. Tutto di alta qualità, compreso disponibilità e competenza del titolare Massimo.”
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Church
“Il complesso monumentale Santa Maria del Pozzo è un gioello architettonico della Città di Somma Vesuviana, provincia di Napoli, che testimonia ben duemila anni di storia. Oggi, grazie all'ultimo intervento di restauro, è stato restiruito alla collettivita in tutto il suo splendore. Il "viaggio" esplorativo parte dal "pozzo" di epoca romano, passando per la sotterranea chiesa angioina, per poi concludersi nel luminoso chiostro del convento cinquecentesco. La chiesa, occupante un intero lato del convento, ripropone, sommariamente, l’architettura di quella sottostante con la quale s’interseca, forse volutamente, formando una croce latina. L’ambiente è a navata unica del tipo a sala, con all’estremità l’abside poligonale ed il recente vestibolo, posizionato sotto il portico interno, conforme a quello esterno. Lungo le pareti laterali basse, sono dislocate finte cappelle arcuate concave a base semiellittica ed arricchite da cornici e rilievi settecenteschi, con alla base altarini barocchi, dovizie del maggiore. Al centro della sala, due portali di legno consentono di accedere, uno al chiostro e l’altro ad una lunga e rettilinea scala in pietra lavica che dà alla chiesa sotterranea, oltre che alla sagrestia. Nelle pareti alte della navata, invece, si scorgono deliziose monofore con immagini sante in vetro policromo e sormontate da archi catalani sostenuti da peducci semiesagonali pensili. Dello stesso tipo, si trovano nell’area absidale con l’aggiunta di ornature in tufo grigio di Nocera. Quest’ultimo, è stato abbondantemente utilizzato in più punti e per diversi elementi architettonici, ma dove ha reso magnificenza è senz’altro nel maestoso arco trionfale a tutto sesto ed in tutta la costolatura catalana del poligono absidale ove la copertura «è costituita dall’accoppiamento di una volta a crociera e di una mezza volta ad ombrello dove il forte risalto delle nervature si conclude in una chiave con grande pietra rotonda che porta scolpito in altorilievo lo stemma aragonese». L’arco trionfale, in origine, era privo di lesene addossate alla parete, aggiunte, probabilmente, in epoca barocca, oltre alla balaustra in marmo lavorata ad intarsio. Il tufo grigio ed il piperno, anch’esso ampiamente utilizzato, soprattutto in sostituzione delle parti mancanti in tufo, si confondono tra loro tanto da sembrare, agli occhi di chi osserva, un unico elemento. L’emozione più grande, però, si prova guardando in alto la robusta e ben conservata capriata lignea a vista che copre l’intera navata, mostrando integro l’umile fascino che doveva caratterizzare l’intero complesso. Due porte, dall’abside, poste in prossimità dell’arco trionfale, aprono ad altri due ambienti. Quello a sinistra dell’abside, è costituito da due piccole stanze, separate da un arco in blocchi di pietra a tutto sesto, entrambe con soffitto a volta: una a botte e decorata, l’altra a cupola. Questo piccolo bilocale è comunemente detto “cappella del presepe”, poiché ospitava una natività lignea altezza naturale del 1518, realizzata dallo scultore Cristiano Moccia e della quale si conserva solo la statua di San Giuseppe, custodita presso la Diocesi di Nola. Altra caratteristica, in questo spazio, sono le piccole monofore che illuminano l’ambiente. L’ambiente a sinistra dell’abside, invece, è costituito da due stanze intercomunicanti con volta a crociera, aprenti entrambi al chiostro. Queste sono adibite ad ufficio parrocchiale e conventuale. Da quando non è più agibile la parrocchia Santa Croce, della vicina ed omonima località, il convento di Santa Maria del Pozzo ne ha ereditato le mansioni, oltre al Cristo Crocifisso dell’abside ed altri oggetti di culto.”
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